Cellulari alla guida: tolleranza zero per i trasgressori

27/07/2017

Pugno di ferro del Governo contro chi utilizza il cellulare alla guida di un’auto o una moto. Dell’argomento ci siamo occupati nella news "Smartphone alla guida, in arrivo la stretta dell’esecutivo" e attualmente la Commissione Trasporti della Camera dei Deputati ha inserito un emendamento alle modifiche dell'articolo 173 del Codice della Strada, che inasprisce ancora di più le pena per i trasgressori.

Dunque, i guidatori sorpresi per la prima volta dagli agenti a usare lo smartphone saranno soggetti a una multa che varia dai 322 ai 1.294 euro e alla sospensione della patente fino a tre mesi, oltre che alla perdita di 5 punti sulla stessa licenza. In caso di recidiva, le tre sanzioni raddoppiano.

Il nuovo testo segna un decisivo cambio di rotta rispetto alle ammende in vigore per questa infrazione. Attualmente infatti il CdS prevede il solo pagamento di una somma compresa tra i 160 e 646 euro, un ammontare che si riduce del 30% qualora venga corrisposta entro 5 giorni dalla violazione.

Secondo il vice Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Riccardo Nencini, era doveroso assumere una posizione più rigida per limitare l'uso dei dispositivi elettronici, considerati dalle statistiche la prima causa di incidenti mortali sulle strade. I dati dell’ANIA, Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici, dicono che la percentuale di sinistri provocati dall’impiego di smartphone è salita negli ultimi anni al 20,1%. Inoltre sono aumentate anche le infrazioni rilevate dalle Forze dell’Ordine, circa 50 mila secondo l’ultimo dato del 2015 (+20,9% sul 2014). Nella news "Italiani poco virtuosi al volante" abbiamo già parlato della scarsa disciplina degli automobilisti italiani: dall’indagine della Fondazione VINCI Autoroutes è risultato che il 32% dei conducenti legge gli sms o le e-mail, una percentuale superiore di un terzo rispetto alla media europea (24%), mentre il 40% telefona senza il vivavoce (32% in Europa).

“L’innovazione tecnologica”, spiega Michele Meta, “deve essere sempre uno strumento per migliorare la sicurezza in automobile, come dimostrano le norme - anch’esse contenute nella legge in esame - sull’obbligo dei dispositivi antiabbandono dei bambini. Quando invece le tecnologie diventano un fattore di distrazione, come testimoniano gli studi recenti sulle cause degli incidenti stradali, bisogna avere il coraggio di rispondere con una norma choc come questa”.

Ricordiamo che la Commissione Trasporti vuole anche introdurre l’obbligo per gli automobilisti di dotarsi di un dispositivo anti-abbandono, nel caso in cui venga trasportato un bambino con una statura inferiore ai 150 centimetri. L’uso di questo congegno è in discussione al Parlamento dal lontano 2014, quando una proposta di legge, chiamata Salva-bimbi, chiedeva di modificare il Codice per imporre l’installazione di un sensore acustico in grado di segnalare la presenza di un bimbo sul seggiolino posteriore.

L’utilizzo del sensore non dovrebbe richiedere una spesa importante per gli utenti interessati. Già diversi anni fa l’Istituto Tecnico di Bibbiena ha ideato “Ricordati di me”, un seggiolino – premiato anche dal CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) – in grado di inviare sullo smartphone dei genitori un sms o una email, oppure far suonare il clacson e attivare le quattro frecce della macchina. Dunque, una serie di azioni per segnalare che il piccolo passeggero si trova ancora a bordo. Il sistema di allarme si attiva quando si verifica contemporaneamente che il bimbo si trova in auto e il mezzo ha il motore spento, oppure all’apertura della portiera anteriore con conseguente uscita di chi era al volante.

In tema di sicurezza è bene tenere a mente anche l’obbligo di circolare con una regolare copertura assicurativa. Gli utenti che si trovano nella condizione di non essere ancora assicurati possono effettuare una simulazione su Segugio.it, il portale chem, grazie alla comparazione delle tariffe, individua le RC Auto/Moto più economiche sul mercato.

A cura di: Paola Campanelli

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