Conto alla rovescia per l’abolizione del PRA

20/02/2017

Si torna a parlare in questi giorni di Pubblico Registro Automobilistico, conosciuto anche con l’acronimo di PRA, che entro fine mese dovrebbe essere abolito grazie all’attuazione del decreto Madia emanato dal Governo.

Si tratta di una delle applicazioni della riforma della pubblica amministrazione che prevede la riorganizzazione della tenuta dei registri sui beni come auto e moto. La cessazione del PRA è stata spesso annunciata ma mai messa in pratica. L’ultimo tentativo risale al 2014, quando la cancellazione era rientrata tra le priorità del cosiddetto Sforbicia-Italia, il documento economico messo a punto dal precedente Consiglio dei Ministri.

In Italia esistono due banche dati per i mezzi a motore, ovvero il PRA, gestito dal 1927 dall’ACI (Automobil Club Italia), e l’ANV (Archivio Nazionale dei Veicoli), creato nel 1992 e sotto la responsabilità della Motorizzazione Civile (ovvero il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – MIT). Entrambi sono oggi completamente automatizzati e forniscono rispettivamente ai guidatori il certificato di proprietà e la carta di circolazione: l’Italia è l’unico Paese al mondo in cui le due attestazioni sono emesse da organismi differenti. Tuttavia una norma del 2000 prevede che i due database collaborino, unificando le pratiche ed emettendole contemporaneamente.

La riforma Madia prevede che le funzioni svolte dal PRA vengano affidate al Ministero dei Trasporti, in modo da arrivare alla creazione di un documento unico che riporterà i dati relativi sia alla proprietà che alla circolazione. Inoltre il MIT svolgerà i vari compiti attraverso una nuova struttura, l'Agenzia per il trasporto stradale, che avrà sede a Roma e sarà sottoposta ai poteri di indirizzo e di vigilanza dello stesso dicastero. La nuova Agenzia si occuperà anche della gestione dei rapporti con cittadini in materia di trasferimenti di proprietà, fermi amministrativi, ipoteche, patenti, abilitazioni, riscossione delle imposte, sicurezza stradale e omologazioni.

Il nuovo ente dovrà finanziarsi con i ricavi derivanti dalla propria attività e, per evitare costi aggiuntivi, verrà utilizzato il personale già impiegato all’interno del MIT. L’abolizione del PRA porterà anche la razionalizzazione delle spese dell’ACI che dovrà provvedere a riorganizzarsi e a ridurre il personale, visto che tra società collegate e partecipate conta nel proprio organico più di tremila dipendenti. Attualmente i ricavi dell’ACI hanno una forte dipendenza dalle entrate del Pubblico Registro: più volte la Corte dei Conti lo ha evidenziato, invitando il Club dell’Automobile a cercare proventi nelle attività di servizi a soci e a terzi, così come avviene nelle altre nazioni.

Come già anticipato nell’articolo "Pra, verso l’abolizione dal 2016", la sua soppressione porterà benefici nelle tasche dei contribuenti. Le stime degli esperti evidenziano che il PRA comporta un costo annuo di circa 230 milioni di euro, a cui vanno sommati i 48 euro di imposte di bollo sulla vendita di ogni mezzo e per il conseguente certificato di proprietà.

Favorevole alla riforma anche il Garante della Concorrenza, secondo cui l’accorpamento delle funzioni al Ministero e l’emanazione del documento unico potrebbe evitare inutili duplicazioni strutturali che fanno gravare su automobilisti e operatori del settore il peso dei doppi costi sia di natura fiscale che documentale. L’emissione dei documenti cartacei è infatti un vantaggio da non trascurare, in quanto si eviterebbe di raddoppiare gli oltre 50 milioni di atti da produrre e consegnare ai due uffici (Motorizzazione e PRA).

A cura di: Paola Campanelli

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