Auto ibride, le agevolazioni per il 2017

08/02/2017

I progetti più innovativi delle Case automobilistiche sono indirizzati verso lo sviluppo di una mobilità alternativa e sostenibile. Lo abbiamo visto in "Auto ecologiche, si risparmia su bollo o assicurazione?", dove vi abbiamo fornito un quadro su quanto costa la gestione di un’auto non alimentata con un carburante tradizionale.

La strada intrapresa è linea comune seguita anche dal Governo italiano, visto il decreto legislativo 257 del 16 dicembre 2016 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 13 gennaio 2017. Questo provvedimento, emanato in risposta alla Direttiva 2014/94/UE (DAFI) e approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso settembre, prevede la realizzazione di infrastrutture dedicate ai combustibili alternativi (tra cui l’idrogeno) e l’incentivazione di veicoli a basse emissioni complessive. I mezzi in questione non riguardano solo le elettriche ma anche le ibride e le ibride plug-in.

L’acquisto di queste vetture permette ai proprietari di usufruire anche quest’anno di alcune agevolazioni offerte dalle Regioni, come ad esempio l'esenzione dal bollo di circolazione.

Al momento i territori che non fanno pagare la tassa automobilistica sono otto, anche se con modalità e tempi diversi. Si tratta di Basilicata, Liguria, Marche, Puglia, Campania, Lazio, Umbria e Veneto: le prime quattro concedono l'esenzione per cinque anni dalla prima immatricolazione mentre le altre si limitano a tre anni. A queste regioni si aggiunge la provincia autonoma di Bolzano.

Tuttavia è sempre bene informarsi per essere sicuri delle esenzioni, visto che queste vengono decise da leggi di stabilità regionali che possono escludere determinate alimentazioni. Un esempio sono la Campania e il Lazio che fanno una distinzione fra auto ibride a benzina e ibride diesel, escludendo quest’ultime dall’esonero dell’imposta.

Altre agevolazioni per le ibride vengono decise a livello comunale e solitamente riguardano il parcheggio gratuito sulle strisce blu e il libero accesso sia alle zone a traffico limitato che alle corsie preferenziali.

Ricordiamo che il bollo auto, alla sua entrata in vigore, era una tassa di circolazione, ovvero obbligatoria solo se il mezzo viaggiava su strada. Dal 1983 viene regolamentata come tassa di proprietà che deve essere versata in quanto legata al possesso dell’auto, salvo che il veicolo in questione non venga radiato dai registri del PRA.

Le principali scadenze per il bollo sono aprile, agosto e dicembre, con il termine ultimo per corrisponderlo fissato rispettivamente entro il 31 maggio, 30 settembre e 31 gennaio. Qualora l’automobilista effettui il versamento entro i 15 giorni successivi alla scadenza del termine previsto, dovrà pagare una sanzione che sarà pari allo 0,1% dell’imposta per ogni giornata di ritardo, insieme agli interessi legali quotidiani. Dai 30 ai 90 giorni di ritardo la sanzione sarà dell’1,67%, mentre oltre i tre mesi ed entro 1 anno dalla scadenza ammonterà al 3,75% dell’imposta originaria. Per periodi di tempo superiori all’anno scatterà una multa pari al 30% del tributo.

La tassa di circolazione si prescrive in 3 anni e 4 mesi, un termine che è stato allungato rispetto ai precedenti 36 mesi. Una volta superato tale periodo, l’imposta non è più dovuta. Infatti secondo la legge 296/06 il contribuente che non ha ricevuto alcun sollecito o cartella di pagamento entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento è diventato definitivo, non dovrà corrispondere alcun tributo.

È consigliabile conservare le ricevute di pagamento per almeno 4 anni, che salgono a 5 se l’importo versato è stato scaricato fiscalmente. Ad esempio, se l’importo è stato saldato dall’automobilista ad aprile del 2016, sarà necessario conservare la ricevuta almeno fino al 30 settembre 2020.

A cura di: Paola Campanelli

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