Auto: il retrofit le trasforma in elettriche

18/01/2017

Il mercato delle auto elettriche fatica a decollare, nonostante sembrava fossero aumentate le vendite ad inizio 2016. Il motivo principale è da attribuire al costo d’acquisto che attualmente è uno dei principali punti deboli per la diffusione dei mezzi a emissioni zero.

Tuttavia dallo scorso anno è possibile viaggiare in maniera ecologica anche con la propria auto, grazie a una nuova disciplina che permette di convertirla alla propulsione a elettroni. Il merito è del recente decreto "retrofit" di cui si è recentemente discusso nel corso di una conferenza organizzata presso il circuito I.S.A.M. di Anagni. Per farlo basterà acquistare un apposito kit – il retrofit – che è composto da un motore elettrico con convertitore di potenza, un sistema di batterie e un’interfaccia con la rete per la ricarica delle batterie stesse. 

“Si parla molto di elettrico, incentivi e infrastrutture”, spiega Ivan Catalano, deputato e membro della IX Commissione Trasporti della Camera sostiene Catalano, “ma poi ci sono ancora pochi veicoli elettrici in circolazione. Con il decreto retrofit abbiamo deciso di affrontare il problema della trasformazione dei veicoli elettrici così come era già stato per Gpl e Metano, cercando una soluzione di transizione che consentisse di avere un nutrito parco circolante nel giro di pochi anni, ed arrivare rapidamente a un numero di veicoli sufficienti per giustificare lo sviluppo dell’infrastruttura di ricarica”. 

Attualmente il costruttore accreditato alla Direzione Generale della Motorizzazione per sviluppare il sistema di riqualificazione elettrica è la Newtron Italia. L’azienda ha predisposto una serie di kit che variano in base ai diversi livelli di potenza richiesti dalle vetture (massimo 150 cavalli). Per vetture fino a una tonnellata è previsto un motore elettrico da 40 kW – corrispondenti a 54 cavalli – e una batteria da 13 kWh che richiede circa sei ore di ricarica alla presa di corrente domestica. Questa unità, montata ad esempio su una Smart, consente un’autonomia di percorrenza di circa 130 chilometri e una velocità massima di 115 chilometri orari.

La circolazione del mezzo con la modifica del retrofit non rende necessaria la richiesta del nulla osta alla Casa automobilistica produttrice (e la relativa re-immatricolazione del mezzo) ma solo l’obbligo di aggiornare la carta di circolazione, lo stesso iter burocratico da rispettare per l’installazione un impianto Gpl o a Metano.

L’idea alla base del retrofit è quella di contribuire ad elettrificare il parco auto circolante per salvaguardare l’ambiente. La trasformazione può essere effettuate su tutte le auto: tuttavia la proposta è orientata soprattutto verso gli utilizzatori di auto e veicoli commerciali con un’anzianità superiore ai 10 anni, visto che con la trasformazione si potrebbero evitare i blocchi alla circolazione urbana in vigore in molti comuni per i veicoli più inquinanti. Il costo del kit per un’utilitaria è di circa 5000 euro, una spesa non indifferente ma che permetterebbe – secondo quanto riportato dagli ideatori – un risparmio di almeno 1500 euro annui rispetto ad un veicolo tradizionale. Il ritorno dell'investimento dovrebbe concludersi alla fine del quarto anno mentre sugli autocarri la spesa dovrebbe essere ammortizzata in metà tempo.

Per sviluppare il progetto retrofit si punta entro la fine del 2018 ad avere almeno un centro di assistenza idoneo al montaggio del sistema per ogni capoluogo di provincia. I propositi potrebbero però essere troppo ottimistici: le officine che decideranno di aderire all’iniziativa dovranno assumere personale dedicato e destinare appositi spazi per la trasformazione, affrontando dunque un costo di investimento abbastanza elevato.

A cura di: Paola Campanelli

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