GPS e app contro i furti di biciclette

07/06/2016

Vi abbiamo parlato qualche giorno fa delle nuove frontiere high tech per il furto delle auto; oggi trattiamo ancora questo argomento, questa volta però in relazione alle due ruote non motorizzate.

Buone notizie infatti su questo fronte, ed è ancora una volta la tecnologia a venirci incontro: rubare una bicicletta in futuro sarà molto più difficile grazie a una nuova app in grado rintracciare il mezzo in tempo reale.

La novità si chiama Sherlock e riguarda un antifurto GPS collegato a un’applicazione per smartphone che consente ai ciclisti di localizzare la loro bicicletta. Il dispositivo è collocato all’interno della struttura del mezzo.

Il problema dei furti delle due ruote è molto sentito in Europa, visto che ogni anno vengono sottratte ai legittimi proprietari più di 3 milioni di esemplari.

La realizzazione di Sherlock è da attribuire al lavoro di un team composto da sei membri, due dottorandi del Politecnico di Torino, una key-account e una training specialist di una multinazionale manifatturiera, uno stagista presso Intel e una project manager.

Il dispositivo è uno dei 27 progetti selezionati per l’assegnazione di un finanziamento da parte di FrontierCities che aiuta lo sviluppo di soluzioni di smart mobility nelle città Europee. Il sovvenzionamento consentirà di portare il prototipo a essere realizzato in serie, in modo da renderlo disponibile sul mercato a partire dalla seconda metà del 2016.

Un’idea simile è stata sviluppata da tre ricercatori dell’Università di Trento, il russo Ivan Minakov e i bielorussi Uladzimir Kharkevich e Nadya Bobova che hanno progettato Kissmybike. Questo ha le stesse caratteristiche di Sherlock, segnalare il furto e localizzare il veicolo sia in ambienti chiusi che all’aperto. Anche questo dispositivo è invisibile e ultracompatto e la batteria che permette il suo funzionamento necessita di una ricarica all’anno, garantendo una durata di una settimana nella modalità di tracciamento continuo dopo il furto.

Inoltre la startup fornisce anche assistenza ai proprietari delle bici, informandoli sull’indirizzo della questura più vicina e dando loro i dati tecnici per identificare la due ruote nei verbali delle Forze dell’Ordine.

Accanto a questi due nuovi dispositivi se ne affianca uno meccanico altrettanto valido. Il progetto è chiamato YERKA e si basa sullo smontaggio del telaio della bicicletta in poche mosse: rimuovendo il sellino e dividendo in due il tubo obliquo, il mezzo viene ancorato a un albero o a un palo. Il sistema di blocco è situato proprio nel tubo obliquo del telaio che, una volta aperto, fa funzionare il reggisella come un lucchetto. Questo grazie alla tecnologia bluetooth può essere bloccato anche attraverso un’app sullo smartphone.

Per evitare l’eventuale furto delle sole ruote sono stati ridisegnati i bulloni che chiudono i mozzi anteriore e posteriore, rendendo possibile la loro apertura solo con una chiave brevettata dal team dei progettisti.

“Siamo convinti”, commenta Cristóbal Cabello, uno degli ideatori del sistema, “che siano le cose semplici quelle che funzionano meglio. Noi abbiamo cercato di sviluppare una bici che fosse al contempo bella e tecnologicamente avanzata, utilizzando la stampa 3D per alcune componenti e riducendo il più possibile il peso”. La bici è attualmente distribuita grazie al sito di crowdfunding Indiegogo a 499 dollari.

A cura di: Paola Campanelli

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