Certificato di proprietà digitale, ancora polemiche

08/06/2016

Continua il braccio di ferro tra ACI e UNASCA in merito alla digitalizzazione del certificato di proprietà dei veicoli.

UNASCA (Unione Nazionale Autoscuole Studi di Consulenza Automobilistica) aveva più volte manifestato dubbi sulla validità della dematerializzazione, così come riportato nell’articolo Auto, prime critiche per il CdP digitale sottolineando complicazioni di carattere tecnico e pratico.

Dallo scorso 5 ottobre infatti il tradizionale CdP, necessario per vendere o rottamare ogni mezzo, è stato sostituito dal nuovo attestato online che prevede la conservazione del documento negli archivi magnetici del PRA, il Pubblico Registro Automobilistico, e il rilascio di una ricevuta con un codice di accesso per consultarlo sul sito dell’ACI. 

L’operato dell’Unione non si è fermato alla semplice disapprovazione, perché l’Ente ha presentato ricorso al tribunale del Lazio, contestando all’ACI l’applicazione in modo improprio del codice dell’amministrazione digitale a seguito della modifica della disciplina sulla consegna dello stesso certificato.

Da qui la sentenza del TAR, che ha accolto l’appello di UNASCA. I magistrati hanno infatti annullato la circolare con la quale l’ACI aveva disciplinato la sostituzione del certificato di proprietà cartaceo con la mera attestazione di avvenuta formalità, senza la possibilità da parte dell’automobilista di ottenere il formato su carta neppure su richiesta.

A tal proposito la sentenza specifica chiaramente il concetto: “l’articolo 43 del Codice dell’amministrazione digitale prescrive l’esatto contrario e cioè che i documenti informatici possono essere archiviati anche con modalità cartacee”.

Tuttavia il Direttore del Servizio PRA, Giorgio Brandi, ha voluto fare chiarezza sulla questione, ribadendo il riconoscimento da parte dei giudici amministrativi della legittimità del CDP digitale.

“La recente sentenza del TAR”, spiega Brandi, “prevede solo che, nel caso un cittadino ne faccia esplicita richiesta, il Certificato di Proprietà possa ancora essere rilasciato in forma cartacea, utilizzando la modulistica del 1992. Si tratta di una opzione che sembra voler venire incontro alle esigenze di quei cittadini che, per ragioni sociali e/o anagrafiche, potrebbero avere – in questa fase di cambiamento dei processi – difficoltà a rapportarsi con l'elemento di grande novità costituito dal Certificato di Proprietà Digitale, insomma quello che viene definito il digital divide”.

Dunque la digitalizzazione del certificato ha come obiettivo primario quello di semplificare la vita degli automobilisti, soprattutto di coloro che hanno meno dimestichezza con la gestione di alcuni documenti attinenti al veicolo.

Secondo il PRA i vantaggi del CDP Digitale sono più che evidenti, visto che la carta non viene più utilizzata e i certificati vengono custoditi negli archivi informatici senza alcun onere o rischio per gli automobilisti. Inoltre, la digitalizzazione evita lo smarrimento o la falsificazione dello stesso documento, eliminando di fatto le denunce di smarrimento e le spese per il rilascio dei duplicati.

Attualmente, in 7 mesi di operatività della dematerializzazione sono stati informatizzati oltre 7 milioni di certificati, sfiorando una media di 35 mila al giorno.

A cura di: Paola Campanelli

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