Riparte il mercato dell’auto, anche se c'è ancora molta strada da percorrere

13/06/2016

Riparte il mercato dell’auto, non solo in Italia ma a livello generale in Europa, anche se c'è ancora molta strada da percorrere. Questo in estrema sintesi quanto emerso dall'Assemblea annuale di Federauto svoltasi a Verona nell’ambito di Automotive Dealer Day, appuntamento interessante per fare il punto della situazione sul mercato automotive italiano.

"L’aumento delle immatricolazioni di circa il +20% registrato nel primo trimestre di quest’anno, con aprile che 'flette' al +11%, ci fa ritenere che il 2016 potrebbe chiudere a un +10% rispetto all’anno scorso. Un 2015, è bene ricordarlo, che era cresciuto del +16% circa rispetto al 2014. L'anno in corso, quindi, potrebbe consuntivare circa 1.750.000 immatricolazioni di auto nuove.  Un buon risultato che però è molto vicino a quanto realizzato nel lontano 1996". Così Filippo Pavan Bernacchi, da qualche mese riconfermato presidente dell'associazione che rappresenta i concessionari di auto, veicoli commerciali, veicoli industriali e autobus, di tutti i brand commercializzati in Italia, ha aperto i lavori dell’assemblea annuale.

Pavan Bernacchi ha però invitato alla prudenza "perché, sebbene il mercato degli autoveicoli sembri fuori dal tunnel, il settore necessita di ancorarsi a una crescita solida, strutturale, la stessa che attende il Paese".

Sul fronte delle proposte al Governo, Federauto sta portando avanti nei tavoli istituzionali iniziative di largo respiro finalizzate a creare nuove condizioni per l’attività delle imprese rappresentate e per un consolidamento della ripresa. Tra queste: la revisione della fiscalità delle auto aziendali; la detraibilità delle spese di manutenzione e di riparazione degli autoveicoli; l’eliminazione del superbollo per le auto prestazionali e la modifica del bollo auto che premi o penalizzi in base a quanto si inquina. Un provvedimento, quest’ultimo, che potrebbe incentivare il rinnovo del parco circolante italiano che con quasi 11 milioni di auto comprese tra le classi Euro 0 e Euro 2 (30% sul totale circolante) è tra i più inquinanti d’Europa e costituto per il 50% da auto con più di 10 anni.

Conclude Pavan Bernacchi: "E che i concessionari italiani, decimati del 40% dal 2009 ad oggi, tornino a vedere la luce post crisi lo conferma anche il fatturato medio pro-capite che passa dai 17 milioni di euro del 2012 ai 25 milioni di oggi. Anche per questa crescita la marginalità del business dei concessionari nel 2015 è tornata ad aumentare e fa ben sperare per quest’anno. Dopo un biennio (2012-2013) in terreno negativo e un 2014 in sostanziale parità, il reddito ante imposte dei concessionari ufficiali è stato nel 2015 dello 0,7% sul fatturato e, secondo Fausto Antinucci di Italia Bilanci, incassa una prospettiva di crescita che a fine anno potrebbe arrivare a +1%".

Sul tema concessionari si è espresso anche Gabriele Maramieri, Direttore Generale di Quintegia, società organizzatrice dell’Automotive Dealer Day, sostenendo che “i concessionari nel prossimo futuro saranno sempre più importanti nella gestione del cosiddetto “ultimo miglio”, ovvero dell’ultima fase della vendita. Questo non significa che i concessionari spariranno o che ne diminuirà l’importanza, ma, al contrario, che saranno sempre più strategici e centrali in una fase di interazione col cliente delicata e decisiva come quella finale”.

Intervenuto all'evento anche il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, secondo il quale "è arrivato il momento di riaccendere i motori". Bisogna "supportare la crescita con misure più coraggiose. Serve più coraggio per tagliare la spesa pubblica improduttiva e abbassare così il carico fiscale: se fino a ieri la politica ha rappresentato una sottrazione di risorse delle imprese, oggi dovrà aiutare a sottrarre gli ostacoli che queste ultime devono affrontare", ha aggiunto Sangalli.

Secondo il fondatore di #FORUMAutoMotive, Pierluigi Bonora, “la politica parla spesso di detassare il mondo dell’auto, ma a parte qualche rara eccezione (la più recente è il “superammortamento” dell’ultima Legge di Stabilità), alla proposta iniziale non seguono mai fatti. Non ultima la recente idea del Governo di abolire il bollo aumentando nuovamente le accise sui carburanti; meccanismo, non particolarmente virtuoso, né creativo, che non farebbe altro che spostare la fonte della tassazione, appesantendo ulteriormente il costo dei carburanti che già risentono di accise ormai preistoriche, di cui peraltro si promette periodicamente l’abrogazione”.

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A cura di: Cristina Fortarezzo

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