Omicidio stradale, ricomincia l’iter di approvazione

01/02/2016

omicidio stradale

Il reato di omicidio stradale non è ancora legge. Nonostante la Camera dei Deputati abbia approvato con 346 voti il disegno di legge che lo introduce, il testo dovrà tornare per la quinta volta sui banchi del Senato. Ad allungare l’iter è il passaggio di un emendamento firmato da Francesco Paolo Sisto (Forza Italia), votato a scrutinio segreto dall’Assemblea di Montecitorio e su cui il Governo è in totale disaccordo.

La modifica interviene nella parte di norma che prevede l'obbligo di fermo, da parte delle Forze dell’Ordine, per il trasgressore che presta immediato soccorso alla vittima: dunque, il guidatore che ha causato il sinistro non sarà più “soggetto all'arresto stabilito per il caso di flagranza di reato”.

Il provvedimento era già stato sottoposto a modifiche durante il 2015 ed è molto atteso anche dalle Associazioni di categoria, in quanto è uno strumento utile per combattere la piaga della pirateria stradale.

Il reato di omicidio stradale si configura nel caso in cui l’automobilista provochi la morte di una o più persone e contempla due situazioni principali, da distinguersi in base al tipo di violazione commessa.

La prima prevede la reclusione tra i 5 e i 10 anni e riguarda il caso in cui il decesso della vittima sia causata da conducenti in stato di ebbrezza media, configurabile con un tasso alcolemico tra gli 0,8 e 1,5 g/l, oppure da violazioni particolarmente gravi (ad esempio superamento dei limiti di velocità o circolazione contromano).

L’altra violazione si configura quando l’omicidio stradale colposo sia commesso in stato di ebbrezza con un tasso superiore all’1,5 g/l o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. La pena in questo caso considera una reclusione tra gli 8 e i 12 anni, mentre sarà trattato alla stregua di questa condanna anche lo stato di ebbrezza alcolica media (0,8-1,5 g/l) che riguardi conducenti professionali e neopatentati.

Il provvedimento prevede una serie di attenuanti o aggravanti da applicare ai due casi. La pena viene diminuita fino alla metà quando il reato di omicidio stradale deriva anche da responsabilità colposa della vittima. È aumentata invece fino a 18 anni quando l’automobilista provoca la morte di più persone o il decesso e le lesioni di uno o più individui.

Le ultime modifiche risalenti alla fine dello scorso anno hanno riguardato la disciplina di ulteriori situazioni in cui si manifesta il concorso di colpa, ovvero il dimezzamento della pena al trasgressore del 50%. Quest’ultima verrà applicata non solo quando è presente una condotta colposa della vittima ma più generalmente tutte le volte in cui la responsabilità non sia solo del colpevole. Il trasgressore potrà usufruirne in caso di dolo del deceduto e per colpe attribuibili a terzi, quali l’ente proprietario della strada.

Per il conducente che fugge dopo l’incidente, la pena sale da un terzo a due terzi e non potrà essere inferiore ai 5 anni per l'omicidio e ai 3 anni per le lesioni: ulteriori aggravanti sono previste se si è alla guida senza patente o senza assicurazione.

Il DDL contiene disposizioni anche in materia di lesioni stradali, con pene più forti se chi guida è ubriaco o sotto l’effetto di stupefacenti. Si va dai 3 ai 5 anni per quelle gravi e dai 4 ai 7 anni per quelle gravissime: se il guidatore ha bevuto (soglia 0,8 g/l) o se il sinistro è causato da manovre pericolose, scatta rispettivamente la reclusione da 18 mesi a 3 anni e da 2 a 4 anni.

Un’eventuale condanna del guidatore per omicidio o lesioni stradali comporta automaticamente la revoca della licenza di guida fino a trent’anni. Definitivamente archiviato invece il tema del cosiddetto ergastolo della patente, la revoca a tempo indeterminato del documento di guida.

A cura di: Paola Campanelli

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