Emissioni oltre il limite: Renault richiama 15 mila vetture

26/01/2016

allarme emissioni CO2

Lo scandalo dieselgate che ha colpito il Gruppo Volkswagen sembra aver aperto un nuovo capitolo.

Sotto i riflettori sono finiti i propulsori a gasolio della Renault, accusati di superare i limiti consentiti sulle emissioni di ossido di azoto (NOx). Dopo l'incontro tra la Casa automobilistica e la Commissione governativa tecnica è arrivato l'annuncio da parte del Ministro dell'Ambiente francese, Ségolène Royal, di un richiamo di 15 mila vetture non ancora in vendita dello stesso marchio.

Il produttore francese ha fatto sapere di avere già pronto un piano di intervento per sistemare l'anomalia nel motore che produce le emissioni in eccesso, mentre i vertici del brand continueranno comunque a collaborare con le autorità per chiarire la vicenda che li vede coinvolti.

Il problema riguarderebbe la regolazione del sistema di filtraggio dei propulsori da 110 cavalli. “I controlli”, ha specificato la Royal, “dovranno riguardare le emissioni quando la temperatura ambientale è molto alta o sotto i -17 gradi, perché in quelle condizioni l’impianto di filtraggio degli scarichi non lavora più”.

Il chief competitive officer di Renault, Thierry Bolloré, ha dichiarato in un primo momento che la Casa automobilistica avrebbe potuto richiamare fino a 700 mila auto per il mancato rispetto dei limiti inquinanti. Tuttavia, la filiale italiana della stessa Casa ha smentito nel giro di poche ore la notizia.

Il ministro francese ha annunciato anche il coinvolgimento nella vicenda di altri marchi, quali Opel e Mercedes che nei prossimi giorni saranno ricevuti dalla Commissione francese per dare spiegazioni e presentare un piano di intervento.

Nessuno dei due brand ha ufficialmente richiamato dei veicoli, ma si può supporre anche in questo caso un problema al funzionamento del filtraggio che ad alcune temperature non fa più il suo dovere e dunque che si tratti di aggiornamento del software.

Le autorità tengono a chiarire che sia per Renault che per Opel e Mercedes non è stato scoperto l’utilizzo di alcun meccanismo o software illecito, come invece rilevato in Volkswagen.

Secondo Timothy Rea, analista di BNP Paribas, è normale parlare di discrepanza tra i valori emersi da un test fatto in laboratorio e uno approfondito su strada: il divario però non indicherebbe necessariamente che ci sia stata una falsificazione. A tal proposito l’Unione Europea sta cercando di modificare i test sulle emissioni già a partire dal 2017, prevedendo di sottoporre i nuovi modelli e le nuove motorizzazioni sia a prove di laboratorio che on the road.

Intanto le associazioni dei consumatori italiane restano in allerta. In particolare il Codacons annuncia che se saranno coinvolte autovetture già circolanti verrà avviata una nuova class action simile a quella presentata per Volkswagen, allo scopo di risarcire i danni subiti dagli automobilisti.

A cura di: Paola Campanelli

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