Volkswagen, il punto sullo scandalo emissioni

20/10/2015

dieselgate volkswagen

Lo scandalo dieselgate che vede coinvolto il Gruppo Volkswagen rischia di avere grosse ripercussioni sul futuro dell’intero colosso automobilistico tedesco.

A settembre 2015 la casa è stata accusata dall’EPA (Environmental Protection Agency), l'agenzia federale americana che certifica i consumi, di aver manomesso il software dei motori diesel in modo da diminuire drasticamente le emissioni in sede di omologazione.

Gli esemplari coinvolti sono quelli prodotti dal 2009 al 2015 che rispettano le normative Euro 4 e Euro 5 e appartengono ai brand Volkswagen, Audi, Seat e Skoda. Non è ancora noto in che modo la casa tedesca intenda intervenire per limitare le emissioni, ma verosimilmente si tratterebbe di riprogrammare la centralina. La campagna di richiamo inizierà a partire da gennaio 2016: per sapere se la propria auto è coinvolta, basterà collegarsi online al sito del marchio e inserire il numero di telaio, composto da 17 caratteri alfanumerici. In pochi istanti sarà possibile conoscere se la vettura fa parte degli 11 milioni di veicoli equipaggiati con il motore a gasolio incriminato, l’EA 189.

Nel frattempo, i clienti dovranno attendere la comunicazione da parte del costruttore a mezzo raccomandata o tramite contatto telefonico da parte del customer care. Il volume di auto su cui intervenire è consistente, visto che in Italia si parla di 376.723 VW – di cui 15.291 veicoli commerciali – 197.421 Audi, 35.348 Seat e 38.966 Skoda.

Non si esclude che l’intervento al software della centralina possa provocare un depotenziamento dell’unità motoristica con conseguente riduzioni delle prestazioni sia in termini di cavalli che di coppia erogata. In questo caso potrebbe ravvisarsi una violazione dell’articolo 129 del Codice del Consumo, in quanto il bene acquistato dal cliente non è conforme a quanto riportato nel contratto di compravendita e alle caratteristiche promesse dal costruttore.

Proprio queste conseguenze hanno portato alla dura presa di posizione da parte delle Associazioni dei Consumatori. Al via la class action di Codacons che ha depositato l’atto di citazione presso il Tribunale di Venezia: i vertici Volkswagen dovranno comparire davanti ai magistrati l’11 febbraio del prossimo anno, per farsi carico delle eventuali richieste risarcitorie. Secondo il Codacons la casa di Wolfsburg deve rispondere di “responsabilità ex contractu per violazione delle norme su correttezza e buonafede, inadempimento contrattuale, diversità del bene venduto rispetto a quello voluto e elusione norme sulla concorrenza”. 

Dunque, i danni per il gruppo tedesco potrebbero ammontare ad una cifra a nove zeri. Oltre ai problemi tecnici e economici, la Volkswagen dovrà pensare anche a ricostruire la fiducia dei propri clienti, non più sicuri della qualità che ha contraddistinto in questi anni l’azienda.

Attualmente tutte le concessionarie del Gruppo sono state invitate dalla stessa Casa madre a sospendere a titolo cautelativo le vendite e le consegne delle vetture Euro 5 equipaggiate con il motore incriminato: tuttavia, dal 1 settembre queste tipologie di auto non sono più immatricolabili, in quanto i modelli devono rispettare la normativa Euro 6. I veicoli interessati dovrebbero essere circa 3000 e nella quasi totalità dei casi riguardano vetture già targate, le cosiddette chilometri zero.

A cura di: Paola Campanelli

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