Auto sempre meno simbolo della condizione sociale

09/06/2015

auto status symbol

Il nuovo concetto di mobilità sta cambiando le abitudini degli italiani al volante e il loro rapporto con l’auto: quest’ultima viene vista sempre più come mezzo di trasporto con un valore prettamente funzionale e molto meno come misura dello stato sociale o simbolo di benessere.

Il mercato automobilistico è tornato a crescere, ma il dubbio è che rispetto al passato ci sia solo una necessità di svecchiare un parco circolante oramai datato, più che un reale desiderio di possedere un’auto nuova.

Le immatricolazioni hanno vissuto nel 2013 il loro periodo peggiore, con 1,3 milioni di veicoli venduti: quasi la metà rispetto al 2007, quando il mercato aveva superato la quota di 2,5 milioni di unità l'anno. La crisi ha colpito tutti, privati ed enti pubblici: anche i Comuni hanno tagliato le spese per l’acquisto di mezzi pubblici, rimandando a tempi migliori la loro sostituzione.

In questi primi mesi del 2015 sembra che il settore dell’automotive abbia acquisito nuova verve: i dati dell’UNRAE parlano di 578.088 vetture immatricolate da gennaio, con un incremento del 16,2% rispetto al 2014.

Tuttavia, negli ultimi anni sta mutando la concezione dell’auto come bene unicamente di proprietà: si diffonde la formula del veicolo a noleggio, ora accessibile anche ai privati. A fronte di un canone mensile, permette di utilizzare la vettura senza acquistarla e i costi per la manutenzione ordinaria e straordinaria, oltre all’assicurazione, sono compresi nella rata stessa.

Una formula alternativa per muoversi, soprattutto in città, riguarda il car sharing: secondo uno studio di Aniasa, la sua diffusione ha compiuto un deciso cambio di passo, facendo registrare 5.280.000 noleggi e una flotta di veicoli condivisi pari a 3.300 unità.

Il nuovo modo di considerare l’auto si nota anche da due ulteriori fattori: l’approccio dei più giovani al mondo delle quattroruote e la scelta dei modelli per tipologia di carburante.

Quest’ultima dipende non solo da un ragionamento prettamente economico, come avveniva in passato, ma anche da una diversa coscienza ecologica dell’automobilista. Dal 2011 al 2014 la quota di vendita dei nuovi veicoli a gasolio è rimasta ferma intorno al 55%, mentre è triplicato il numero delle auto alimentate a gpl, dal 3,2% al 9,2%. Raddoppia inoltre la percentuale di veicoli a metano, dal 2,2% al 5,3% e tutto a discapito del numero delle nuove vetture a benzina, passate dal 39% al 29%.

Le nuove generazioni utilizzano modi alternativi all'auto per spostarsi, soprattutto nelle città più grandi e caotiche. “Nonostante gli sforzi delle case per rendere comunque appetibili i loro nuovi modelli”, spiega Vanni Codeluppi sociologo dei consumi, “è passata nelle giovani generazioni dell'Occidente l'idea che l'auto è un mezzo di trasporto non ecologico e molto dispendioso dal punto di vista energetico. I ragazzi hanno oggi una idea profondamente diversa della mobilità”.

A cura di: Paola Campanelli

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