Carburanti, tornano a salire i prezzi

31/03/2015

caro benzina

Il nuovo anno aveva fatto ben sperare per gli automobilisti italiani: il calo della quotazione del greggio portava il prezzo dei carburanti a un ribasso di circa il 20%.

A distanza di un paio di mesi, il costo dei combustibili è tornato a crescere: l’importo medio della benzina è passato da 1,448 euro di metà gennaio 2015, a 1,576 euro della seconda metà di marzo, mentre nello stesso periodo il gasolio sale da 1,36 euro a 1,467 euro. In aumento anche il Gpl, il cui valore passa da 0,616 a 0,646 euro (dati Ministero dello Sviluppo Economico).

Nel primo bimestre del 2015 il calo dei prezzi alla pompa ha fatto risparmiare a privati e aziende circa 1,4 miliardi di euro, mentre il loro consumo è aumentato dello 0,4% (dati Centro Studi Promotor): i consumi di benzina e gasolio si sono attestati sui 5,793 miliardi di litri contro i 5,769 miliardi dello stesso bimestre 2014 (-0,4%); la spesa alla pompa è stata di 8,193 miliardi di euro, rispetto ai 9,592 miliardi dello stesso periodo dello scorso anno, registrando così un -14,6%.

In questo quadro, si inserisce anche il trambusto suscitato dai recenti provvedimenti dell’Esecutivo, con il tentativo di liberalizzare la rete carburanti e di ridurne i prezzi: le misure riguardano la cancellazione dell’obbligo di inserire il terzo prodotto, quale Gpl o metano, l'apertura di nuovi distributori e il rimodernamento delle aree autostradali. Tuttavia, i cambiamenti adottati non risolvono i problemi che assillano il settore, visto la mancanza di una disposizione per ridurre le royalty, le somme versate dalle compagnie petrolifere alle concessionarie autostradali e per tagliare i punti vendita più datati.

A pesare sul costo elevato delle benzine non c’è solo la tassazione, ma anche il numero elevato di impianti spesso obsoleti e con un basso livello di erogato che, per poter stare sul mercato, portano a un livello più alto il prezzo del carburante. Inoltre, ci sono pochi distributori indipendenti che, invece, aiuterebbero ad aumentare la concorrenza: le cosiddette pompe bianche, infatti, riescono a praticare prezzi più competitivi in quanto non hanno contratti per comprare in esclusiva il prodotto.

Da qui la necessità di una riforma radicale della rete, tagliando circa 6000 mila punti vendita: questo darà la possibilità ai gestori di avere maggiore margine e riuscire così ad abbassare i listini.

Secondo il Codacons, gli aumenti degli ultimi tempi hanno portato l’Italia a essere in cima alla graduatoria dell’UE nel caro-carburante. Il presidente del Codacons Carlo Rienzi commenta negativamente il divario di prezzo rispetto agli altri Stati membri: la media europea di un litro di verde è di circa 1,32 euro, con una differenza per un pieno di carburante di 16 euro in meno rispetto all’Italia (-14,2 euro per il gasolio).”È innegabile”, osserva Rienzi, “che l'eccessiva tassazione vigente in Italia abbia un peso su tale divario, ma i rincari alla pompa registrati nell'ultimo periodo appaiono eccessivi rispetto all'andamento delle quotazioni del petrolio e pertanto ingiustificati. Per tale motivo ribadiamo la necessità di un intervento del Governo teso a contrastare anomali rialzi dei listini dei carburanti che hanno effetti negativi sia per le tasche dei consumatori, sia per le imprese e l'economia nazionale”.

A cura di: Paola Campanelli

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