Auto connesse a rischio hacker

20/03/2015

automobili connesse

La connettività applicata al settore dell’automotive ha fatto passi da gigante negli ultimi dieci anni: i veicoli possono accedere a internet come veri e propri computer, ed essere controllati a distanza attraverso moduli tecnologici che gestiscono i diversi componenti del mezzo.

Oggi la tecnologia nelle auto offre diversi vantaggi per gli automobilisti, quali l'accesso ai social network, le e-mail, le app in-car, il calcolo del percorso e tanto altro: inoltre, il veicolo può essere controllato tramite lo smartphone per aprire le portiere, azionare il climatizzatore o accendere le luci e per aggiornare i sistemi informatici di bordo tramite comunicazione diretta con la casa madre. Tuttavia, c’è un risvolto negativo che sta allarmando tutte le case automobilistiche: l’informatizzazione di massa rende le automobili più vulnerabili agli attacchi degli hacker.

Quest’ultimi ne hanno dato una prova nel 2014, quando sono riusciti a controllare le portiere, il tetto apribile, i tergicristalli e le luci di una Tesla Model S, un'automobile interamente elettrica a 5 porte, prodotta da Tesla Motors, senza avvicinarsi alla vettura, violando una password di 6 caratteri che dava accesso alla app della vettura. Le contromisure di Tesla sono state quelle di assumere Kristin Paget – Hacker Princess di Apple – per cercare di risolvere gli eventuali punti deboli nella sicurezza del veicolo.

Un ulteriore esempio lo ha fornito nei giorni scorsi l’Adac (l’Automobil Club tedesco) trovando una falla nel Connected Drive di Bmw, che permetteva ai malintenzionati di aprire le portiere di circa due milioni e duecentomila vetture, comprese Mini e Rolls Royce, utilizzando uno smartphone. La stessa BMW ha comunicato di aver corretto l’anomalia con un aggiornamento del sistema, evitando di richiamare le vetture in officina.

In base alle risposte fornite da un questionario inviato a 20 costruttori, le contromisure a tali episodi sono state definite dal senatore americano Ed Markey “inconsistenti, casuali e insufficienti ad assicurare la sicurezza e la privacy”.

Il problema si amplifica quando le violazioni riguardano il movimento dell’auto: due ricercatori, Chris Valasek e Charlie Miller, sono riusciti a impedire a una Ford Escape di frenare; al contrario, in un’altra prova con una Toyota Prius, hanno fermato bruscamente il veicolo controllandone anche lo sterzo.

A New York, il ricercatore argentino Cesar Cerrudo è riuscito a introdursi nel sistema di controllo della rete semaforica, un’infrastruttura su cui si basa la guida autonoma: la violazione è stata commessa agendo sui sensori magnetici che raccolgono i dati sul traffico. Proprio la guida autonoma è oramai diventata realtà: lo scorso anno una Mercedes Classe S dotata della sofisticata tecnologia Intelligent Drive è riuscita a percorrere 100 km dalla città di Mannheim fino a Pforzheim. La casa di Stoccarda ha sviluppato un apposito software dove è stata registrata ogni minima parte delle strade da percorrere, adattando ogni caratteristica planimetrica e altimetrica tramite l'utilizzo di immagini tridimensionali.

La lotta contro gli hacker diventa dunque fondamentale per le case automobilistiche, soprattutto nel prossimo futuro in cui ci sarà la necessità da parte dei sistemi di gestire una gran mole di informazioni.

A cura di: Paola Campanelli

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