Guida in stato di ebbrezza: è lecito il rifiuto al prelievo in ospedale

24/02/2015

guida in stato d ebbrezza

Farà certamente discutere una recente sentenza della Corte Suprema di Cassazione. Con l’ordinanza numero 5978 del 10 febbraio 2015, la IV sezione penale ha annullato una sentenza della Corte d'Appello di Milano, che aveva applicato la pena prevista dall'articolo 186, comma 7 del Codice della Strada, a un automobilista che si era rifiutato di effettuare le analisi del sangue per verificare il tasso di alcolemia.

Nel caso il conducente neghi di sottoporsi a tale controllo, si applica la pena corrispondente al massimo grado d’ebbrezza. Tuttavia, in questa situazione la sanzione non poteva essere inflitta in quanto non era stata osservata dalle Forze dell'Ordine la prassi prevista dalla norma di cui all'articolo 186 comma 5 e 7.

Il fattore principale su cui si basa la sentenza della Corte riguarda i controlli ospedalieri, che possono essere imposti solo a coloro che in ospedale ci vanno a seguito di un incidente stradale e tramite richiesta al personale medico.

La norma relativa alla sottoposizione degli accertamenti prevede tre differenti ipotesi: accertamenti qualitativi o prove non invasive (articolo 186 comma 3), accertamenti con strumenti e procedure determinati dal regolamento (art. 186, comma 4) e accertamenti – se coinvolti in incidenti stradali e sottoposti a cure mediche – da parte delle strutture sanitarie di base o di quelle accreditate (articolo 186 comma 5). Proprio una errata applicazione del comma 5 ha fatto scattare la sentenza degli ermellini. Nel caso di specie, la contestazione della condotta in stato di ebbrezza era stata conseguenza del rifiuto del conducente di sottoporsi ai controlli medici, senza che ci fosse stato alcun incidente o che il guidatore fosse stato sottoposto a cure. La ratio è chiara e non lascia spazio all’impunità di un automobilista che è in malafede.

La sanzione, dunque, non può essere applicata.

La stessa Cassazione cita un principio esposto in una precedente sentenza: “la richiesta degli organi di polizia giudiziaria di effettuare le analisi del tasso alcolemico, in presenza di un dissenso espresso dell'interessato, è illegittima e, quindi, l'eventuale accertamento, comunque effettuato a mezzo del prelievo ematico da parte dei sanitari, è inutilizzabile ai fini dell'affermazione di responsabilità per una delle ipotesi di reato previste dall'art. 186, comma 7”.

In un’ulteriore sentenza (5396/15), l’organo supremo della magistratura si è espresso anche sulla procedura da seguire affinché l’alcol test sia effettuato seguendo le procedure corrette. Secondo il provvedimento, l'automobilista deve essere informato dalle Forze dell’Ordine che può farsi assistere da un legale, pena la nullità dell'accertamento: tale nullità può essere fatta valere fino alla sentenza di primo grado.  Avvertire il guidatore è obbligatorio: essendo lo stato d’ebbrezza un reato, porta all’applicazione dell'articolo 114 delle disposizioni di attuazione del Codice di procedura penale. Gli agenti possono ugualmente eseguire il test senza la presenza del legale: è il caso in cui il professionista non arrivi in tempi brevi.

A cura di: Paola Campanelli

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