Il dietrofront sull’abolizione del PRA

28/10/2014

PRA

La prevista abolizione del PRA (Pubblico Registro Automobilistico) scompare dal testo definitivo della manovra ancora prima di arrivare alle Camere. L’ennesimo tentativo di eliminare il vecchio registro automobilistico, il decimo negli ultimi vent’anni, non è andato a buon fine.

Il ddl di Stabilità lo aveva considerato un doppione della Motorizzazione e aveva proposto di realizzare un “archivio unico dei veicoli”, gestito direttamente dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che accorpasse i due registri esistenti (appunto PRA e Motorizzazione), ma nel testo del ddl di Stabilità non vi è più traccia del disegno di legge.

La bozza prevedeva anche che i dati riguardanti la proprietà dei veicoli registrati al PRA fossero scritti sulla carta di circolazione, ma così non sarà, in quanto continuerà a restare in vita il certificato di proprietà (Cdp), che esiste attualmente solo nel nostro paese.

Secondo gli esperti, con un unico registro si potrebbero evitare tutte le inutili duplicazioni strutturali e procedurali che fanno gravare sugli automobilisti e operatori del settore il peso dei doppi costi sia di natura fiscale che documentale; inoltre, si eviterebbe di raddoppiare gli oltre 50 milioni di documenti cartacei da produrre e consegnare ai due uffici (Motorizzazione e PRA).

Attualmente il PRA, gestito dall’ACI (Automobile Club d’Italia), è fondamentale per i ricavi di quest’ultimo: dei circa 20 milioni di euro di avanzo di gestione con cui ha chiuso il bilancio 2013 (+6,9% rispetto al 2012), 18 milioni riguardano ricavi di vendita e prestazioni, dovuti per la maggior parte al rincaro delle tariffe PRA concesso dal governo Monti. Questi dati fanno chiaramente capire la forte dipendenza dell’ACI dal gettito PRA: più volte la Corte dei Conti lo ha evidenziato, invitando l’ACI a cercare ricavi nelle attività di servizi a soci e a terzi, così come avviene nelle altre nazioni.

Il PRA rappresenta, quindi, il 90% delle entrate dell’ACI e rende circa 200 milioni di euro l'anno, più circa 50 per il servizio di riscossione del bollo auto.

Nulla cambia anche per quanto riguarda l’IPT, l’Imposta Provinciale di Trascrizione da pagare ogni volta che si acquista un'auto, che sia essa nuova o usata: la legge finanziaria prevedeva, conseguentemente all’abolizione delle Province, la sua cancellazione in favore dell'Iri (Imposta Regionale di Immatricolazione), che si sarebbe pagata solo al momento della prima immatricolazione. 

A cura di: Paola Campanelli

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